Numero 19 2016
 
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Le Eolie, Isole nell’Isola vanno comunque “raccontate” per ciò che di unico rappresentano e per la loro “faccia al Sole”.
Per questo abbiamo parlato di Paesaggio con chi ne ha “inventato” il Festival, di tesori sottomarini con chi sapientemente dirige la Soprintendenza del Mare, di straordinarie scoperte e collezioni archeologiche con chi ha diretto il Museo di Lipari e con una “allieva” del Mito Bernabò Brea e di territorio con chi lo rappresenta forse più di ogni altro.
Ne è venuto fuori un mosaico intrigante nel quale... ”tuffarsi”.

Le isole del vento. Eccole le isole di Eolo, dio dei venti, antiche discendenti di vulcani sottomarini dalle origini millenarie, come antiche sono le storie, i miti e le leggende che ne hanno plasmato il carattere nel tempo.
Un paesaggio particolarissimo di fenomeni naturalistici e vicende umane, dove gli aspetti geologici e vulcanologici che hanno portato all’inserimento nella W.H.L. dell’Unesco si fondono al patrimonio storico-culturale, come un parco archeologico in perenne evoluzione dove la lava, fatta cenere, preserva le testimonianze del passato restituendole perfettamente conservate a un presente in continuo divenire, mentre intorno è tutto un brulicare oltre secoli e cliché: nel sottosuolo di magma e fuoco che abbraccia fondali marini tra i più belli del Mediterraneo;

Fabio Granata - Costanza Messina

 

Un siciliano tra i più grandi al mondo

Se a un bambino regalano una chitarra inizierà a giocarci. Se lo trova divertente continuerà e non si fermerà più. La musica è gioco, la musica è ovunque, la musica è vita, la musica è un grande luna park immerso nella meravigliosa esperienza terrena che è la vita. Ascoltarla sorprende ed emoziona e farla ancora di più. Essa produce gioia a chi la fa e a chi l’ascolta. Ci sono bambini che hanno un dono specifico, un talento che sboccia e profuma e che continua a inebriare ciò che è attorno. Crescendo, imparano a perfezionare quel dono e a condividerlo. Questa è la storia di Francesco Buzzurro, che a soli sei anni ha ricevuto in dono dal padre la sua prima chitarra, che oggi lui considera il mezzo che gli consente di viaggiare e portare la sua musica in tutto il mondo. Tecnica, passione, virtuosismo e originalità.


di leSicilie
 

La mia Sicilia guardando le Eolie

Molte volte da Mondello, io e i miei amici guardavamo le Eolie. Alicudi, Filicudi, Salina, Panarea, Vulcano, Stromboli e Lipari, le sette sorelle, i luoghi dove perdersi in tutti i sensi. Gli scogli dove sognare, dimenticare, incontrarsi, meditare, rilassarsi e soprattutto mangiare. Le isole vulcaniche, quindi lava allo stato puro, corrose dai venti, dal mare, dai secoli e dalle storie, sono dei contenitori di energia incredibili. Qualsiasi elemento riesca ad emergere dalla lava conserva un gusto, un sapore, un colore e una energia unica e rara. Quindi, l’ingrediente delle Eolie, è unico e raro. Cucina non solo di mare ma anche di terra. Cucina di sostanza, di mancanze e di grande intelligenza. Faccio il cuoco e oramai da anni guardo tutto attraverso il cibo.


di Filippo La Mantia
 

Panarea e Restivo, luoghi-gioiello

Panarea è cristalli di luce. Accoglie con il blu del cielo e del mare, i riflessi dei fondali trasparenti, il bianco delle case, della spuma sul litorale, il verde punteggiato di rosso e giallo dei fichi d’india, il lentisco, l’argento dell’olivo, il giallo profumato della ginestra. Inebria con profumi, aromi che sanno di Sicilia.
Panarea è voce ed è vento. Vento che soffia sulle scogliere, le spiagge, increspa l’acqua, reca con sé suoni. Lo stridio del gabbiano, il fischio del falco, il lento sciacquio delle onde, il rombo delle tempeste. Panarea è vivacità, esclusività, fantasia, eleganza. Panarea è un insieme di emozioni e sensazioni ed è la gemma delle Isole Eolie.
Quale luogo più appropriato per organizzare uno spazio accogliente che possa dare respiro alle emozioni e permettere alla bellezza di continuare a esprimersi?


di Maria Elisabetta Giarratana
 

Un’isola, infinite passioni

Come un naufrago o un viaggiatore solitario ho trovato la mia isola - quella speciale, unica, come un grande amore o una tazza di darjeeling tea - ed era un giorno d’aprile. La scoprii in primavera e mi si rivelò ancora in estate e poi in autunno, vivendola con passione e traendone - in ogni stagione - bellezza e ragioni per tornare. Non che avessi rigettato la mia Inghilterra, la nebbia o i suoi cieli grigi, l’amavo, come si ama una madre. Una madre da cui si fugge, ogni tanto.Salina mi era apparsa d’incanto: blu, verde, bianca, luminosissima, rigogliosissima, tutto ciò a cui i miei occhi non erano abituati. Li stropicciai e ci misi un po’ ad accorgermi che mi ero seduta su un gradino dell’aliscafo, bloccando la discesa al resto dei passeggeri. Si susissi, si susissi - mi riscosse una voce - e così feci conoscenza di Mauro, guida, storico, filosofo, archeologo, facchino, poeta e piccolo coltivatore di capperi. Mi chiese se avessi già un albergo e gli risposi di averlo prenotato online ma di non sapere cosa aspettarmi. Appena gli dissi il nome sorrise.


di Maria Elisabetta Giarratana
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